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Quartu Sant’Elena è una città dell’area metropolitana di  Cagliari, da cui dista pochi chilometri, e ha circa 70.000 residenti.

Si tratta di una città in forte espansione che risente di una crescita disarmonica delle strutture in rapporto alle esigenze socio-culturali degli abitanti.

I livelli socio-economici e culturali degli alunni sono medio-bassi; solo pochi alunni hanno genitori professionisti o con percorsi scolastici alti.

In questi ultimi anni è migliorata la condizione ambientale e culturale di periferia degradata-dormitorio di Cagliari: sono nati centri culturali, cooperative, centri sociali, associazioni di volontariato ecc; non si sono però risolti i problemi socio-economici che fanno di tutto il territorio uno dei luoghi più a rischio per quanto riguarda la condizione giovanile.

I nuclei familiari di origine spesso hanno strumenti insufficienti per affrontare gli aspetti psico-sociali e cognitivi nelle fasi dello sviluppo in particolare per gli adolescenti che manifestano una scarsa motivazione allo studio e un generale disinteresse verso l'offerta formativa.

I ragazzi arrivano alle scuole medie con un bagaglio culturale di base e con stili di apprendimento molto differenziati; quando vi sono svantaggi di partenza possono diventare difficilmente sanabili lungo il percorso di studio e, spesso, si trasferiscono nel passaggio al secondo ciclo di istruzione.

Spesso, inoltre, l'insuccesso scolastico è correlato a difficoltà di vario tipo all'interno del nucleo familiare (tossicodipendenza e alcolismo ecc.), dove la povertà materiale è associata ad emarginazione sociale che si ripercuote negativamente nel processo di inserimento e di socializzazione degli alunni nel contesto scolastico.

I fenomeni di abbandono, pertanto, sono frequenti e si riscontrano nella fascia d’età maggiormente a rischio di criminalità e tossicodipendenza. Per contro, la rapida evoluzione della società fa emergere nuovi bisogni di istruzione che sono solo in parte identificati con chiarezza, mentre sono individuati nella comunità in termini di individuazione di carenze.

I bisogni rilevati possono quindi essere enucleati in due tipologie: una di natura strutturale, in quanto legati alle condizioni del territorio, l’altra di natura socio-motivazionale, derivante dall’incertezza sulle prospettive future.

In questo contesto gli operatori sociali rivelano come spesso la dispersione scolastica e l’abbandono siano frutto di scelte sbagliate dovute a scarsa conoscenza da parte delle famiglie, e degli stessi ragazzi, delle attitudini e delle capacità dei loro figli.

Gli operatori scolastici con le loro proposte educative e didattiche, che stanno alla base del progetto, mirano a favorire l'assunzione di responsabilità dello studente rispetto al proprio percorso formativo modificando, di conseguenza, i ruoli tradizionali dell'insegnante e dello studente.

Al contempo le attività laboratoriali proposte all'interno dei singoli percorsi tendono a potenziare le conoscenze, le competenze  attraverso un’attività di orientamento e di riorientamento scolastico: l'offerta di percorsi attraverso i quali sperimentare il "saper fare", è rivolta alla scoperta di attitudini e inclinazioni che potrebbero meglio orientare le scelte future per gli alunni delle scuole medie, evitando frustranti insuccessi.

La scelta è dettata anche dalle osservazioni e dalle rilevazioni sul comportamento degli allievi di fronte all'apprendimento: emerge un atteggiamento meno disponibile all'impegno che non può essere assecondato dalla scuola che, oggi più che mai, deve rafforzare la preparazione individuale, essendosi ormai allargato il confronto delle competenze su scala europea.